COMUNICATO STAMPA Attività estrattive.
PIANO DELLE ATTIVITA ESTRATTIVE : NEL CONSIGLIO COMUNALE DEL 26 FEBBRAIO IL NOSTRO GRUPPO CONSILIARE HA VOTATO CONTRO. IL PIANO NON OFFRE SUFFICIENTI GARANZIE PER LA TUTELA DEL TERRITORIO E SOPRATTUTTO LE ESCAVAZIONI DOVEVANO ESSERE ULTERIORMENTE RIDOTTE RICICLANDO I RESIDUI DEL PIANO AD OGGI VIGENTE APPROVATO NEL 1998. LA MAGGIORANZA DI CENTROSINISTRA HA APPROVATO IL PIANO. Nel Consiglio Comunale dello scorso 26 febbraio il nostro Gruppo Consiliare ha votato contro al Piano delle attività estrattive pianificato per i prossimi dieci anni. Rispetto al Piano approvato nel 1998 ed oggi vigente, il Piano in adozione ha sì previsto un’apprezzabile diminuzione del 25% dei quantitativi di ghiaia ma ci saremmo aspettati un’ulteriore riduzione considerato che restano ancora da scavare oltre 900'000 mc di inerti previsti dal Piano approvato nel 1998 ed oggi vigente. Così come riferitoci dallo stesso Sindaco, già in passato Provincia e Comune scelsero di riciclare i quantitativi di ghiaia residui di un Piano nel Piano successivo (nello specifico, i residui del vecchio Piano delle attività estrattive approvato nel lontano 1986 vennero poi riciclati nel Piano successivo approvato nel 1998, oggi vigente). Nelle aree di cava del Polo 8, inserito in un’area di protezione delle falde, prossimo alla fascia di rispetto dei pozzi che forniscono acqua al nostro Comune, a Modena, Castelnuovo e Castelvetro rimangono ancora quasi 600 mila metri cubi di ghiaia da scavare ormai purtroppo già autorizzati dal Piano approvato nel 1998. Ciò nonostante in quell’area si continuerà a scavare autorizzando altri 450'000 mc di ghiaia (pari a quasi un milione di euro di valore di mercato dell’inerte) per ottenere in cambio dai cavatori la chiusura di un vecchio frantoio presente lungo l’asta fluviale. Si concedono dunque ai cavatori guadagni per un milione di euro lasciando scavare in una zona ad elevato rischio di inquinamento per le nostre falde, realizzando una cava a 20 metri dal ciglio di via per Spilamberto, in prossimità del nostro centro abitato, aumentando addirittura la profondità di scavo (da -9 a -10 mt). Il Piano prevede sì monitoraggi della qualità delle acque demandando però il tutto ad un non ben definito protocollo tecnico fra ARPA e Provincia, di cui però non vengono indicati neppure i contenuti di massima. Non bastavano i 600 mila metri cubi di ghiaia ancora da scavare per “incentivare” la chiusura del vecchio frantoio? E non siamo neppure sicuri che i frantoi vengano effettivamente spostati dal fiume: in tale Piano non sono allegate le convenzioni che dovrebbero definire tempi e modi di dismissioni e demolizioni che continuano a rimanere ampiamente a discrezione della trattativa tra Comune e Privati nonostante i tempi lunghi ed i deludenti risultati finora ottenuti. Già nel 1998 fu concessa infatti l’escavazione di ingenti quantitativi di ghiaia per lo spostamento di un altro frantoio dal fiume. La ghiaia è ormai scavata, ma tale frantoio è ancora al suo posto e non sembra affatto orientato verso la chiusura. Per quanto riguarda le misure di controllo delle attività estrattive previste dal Piano in approvazione, queste sono lasciate ancora in mano ai Comuni che hanno risorse tecniche troppo limitate, nonché all’ufficio controlli cave intercomunale, struttura notoriamente troppo ridotta. Si continua a far fede ai quantitativi dichiarati dai cavatori nei loro rapporti annuali, senza un’approfondita verifica attraverso sistemi di controllo topografico che permetterebbero di stimare in modo preciso ed in breve tempo i volumi estratti. Siamo fortemente scettici rispetto alla reale capacità della Provincia e del Comune di perseguire i pur condivisibili obiettivi di tutela del territorio dichiarati, lo spostamento dei frantoi dal lungo fiume per il recupero delle carreggiate ad usi ricreativi, la tutela delle falde acquifere, considerato che già molti dei “buoni propositi” del Piano approvato nel 1998 sono stati disattesi causa meccanismi di pianificazione, attuazione e controllo inadeguati, che si ripropongono, purtroppo, in questo Piano. Presenti in sala durante la seduta un gruppo di cittadini del Comitato “No cave” di Piumazzo e Savignano malamente apostrofati “maleducati” dal Sindaco, visibilmente nervoso, per i loro cartelli di protesta. Un’uscita infelice da parte del Primo Cittadino nei confronti di persone che sono rimaste silenziose e rispettose per tutto il tempo della seduta. I comitati vogliono solo difendere il loro territorio e per questo hanno tutto il nostro sostegno e la nostra stima.
Il presidente del Circolo [28 Febbraio 2009] |











